19/01/2009
amica
Credo di aver sempre desiderato un’amica, ma non l’ho mai avuta, forse perché già l’usare il termine avere mi dà un sottile senso di disagio. Sono stata una bambina sola, nonostante tre sorelle, la maggiore molto più grande, le gemelle, arrivate a due anni da me, che per il loro essere due assorbivano molta attenzione. Forse mi piaceva anche essere sola. Ho imparato a leggere da sola, prima della scuola, e quando a scuola sono andata andata tanti anni fa ,quando l’inizio erano prima pagine di aste e poi pagine di vocali sotto un’imbuto o un grappolo d’uva e si arrivava a natale prima di mettere insieme una parola, mi sentivo diversa dalle altre.Non provavo interesse ai giochi delle altre bambine, ero in una classe femminile,e non sapevo di cosa parlare.A mia madre la maestra diceva che ero molto intelligente, ma che ero una bambina particolare. Già, particolare, diversa, strana, un’aggettivazione che mi segue ancora adesso, un’aggettivazione che già prima avevavo usato le suore dell’asilo.Non andavano tutti all’asilo, e i miei avevano deciso di mandarmici perché non parlavo ed era una delle cose che, esclusi problemi fisici ,un medico aveva consigliato.Ed in effetti a quattro anni ho iniziato a parlare, ma non con il linguaggio dei miei coetanei . I grandi trovavano strano avessi il loro linguaggio e i piccoli che parlassi come un grande. Per di più soffrivo di scoliosi ed allora portavo il busto, nei miei ricordi uno strumento di tortura, una struttura in metallo e un rigido tessuto grigio, chiuso da lacci. E io leggevo,leggevo e inventavo storie di avventure per il mondo, storie avventurose in compagnia di un’amica, non un principe azzurro,non un eroe bello e coraggioso, ma un’amica che sapeva di me ogni cosa e di cui sapevo ogni cosa.Una compagna di cammino. E cercavo di trovarla nella realtà. Ho iniziato a diventare popolare. Ero sempre disponibile a dare una mano a scuola e soprattutto ascoltavo.Ero piena di “amiche” ,ma nessuna era “l’amica”.Al liceo di nuovo una classe interamente femminile. Forse lì l’avrei trovata.
09:13
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21/11/2008
plasmati
François Mauriac, Le désert de l’amour
08:10
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17/11/2008
osservazione e istinto
Caratterialmente, ogni qualvolta mi trovo ad affrontare una situazione, sia che si tratti di una discussione o della risoluzione di un problema o di un'emozione, la analizzo dalle più svariate angolazioni. E' forse per questo che solo raramente arrivo a scontrarmi con gli altri, quando si tratta di rapporti. Infatti questo processo per me automatico mi porta a vedere anche l'angolazione dell'altro, e quindi in un certo senso ad empatizzarla. Ciò fa sì che la accetti al di là di quale possa essere la posizione intellettuale od emotiva che io abbia raggiunto, pur se talvolta ciò mi crea confusione, nel riconoscere quale e di chi sia l'emozione che insorge.
In realtà ho poca fiducia in me stessa e soprattutto nella mia istintività. Ho sensazioni immediate che scaturiscono dall'osservazione dei particolari.Sembra una contraddizione quella tra osservazione e sensazione, ma è l'istinto che fa cogliere alcune cose anzichè altre.
Ma faccio fatica a seguire l'istinto.La fiducia che non ho in me diventa un senso di colpa come se la trasformassi in sfiducia nell'altro ed allora gli dò credito razionale quasi a compensarlo di un rifiuto istintivo.
Mi illudo accettando di essere accettata nella mia essenza. E ciò mi rende fragile, ed allora sono obbligata a mettere una corazza per non essere frantumata. E possiede la mia anima chi è riuscito a infrangerla senza frantumare il cristallo sottile che avvolge.
11:30
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12/11/2008
aforisma del mercoledì
La vita non é altro che un brutto quarto d'ora, composto da momenti squisiti.
O.Wilde
08:23
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11/11/2008
cercare...trovare....
cercare...trovare...sono veramente cose diverse? la prima conseguente alla seconda? a volte si cerca senza trovare,a volte si trova senza cercare,ma quando sono legate?non sono piuttosto lo scorrere delle proprie sensazioni in un circolo che ci avvolge in una forma perfetta?e che ci fa paura? ed allora l'abbandoniamo per percorrere una tangente alla circonferenza che nn arriva mai al centro. cercare...significa avere un obbiettivo ma come raggiungerlo? cercando cioè agendo o aspettando che le cose accadano?ma se l'attesa è consapevole non è egualmente azione?c'è un certo kierkegaard che diceva "l'importante nn è volere,ma la volontà di volere,non è l'azione ma la consapevolezza dell'agire". E poi raggiunto l'obbiettivo? nn esiste piu,nn è piu un obbiettivo e allora?il trovare ridiventa cercare e riparte la giostra.
E' il posto di apertura di questo blog, nell'ottobre 2003. Lo riscriverei.
08:17
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07/11/2008
specchiarsi
Guardarsi allo specchio e non aver paura nè vergogna nel vedere l'immagine riflessa. Siamo noi, inevitabilmente ..noi. Spesso non è facile accettarsi, vorremmo vedere un immagine diversa riflessa in quel vetro: più magra, più alta, più bassa, più seno, più sorridente, più capelli, meno triste, .......
Vorremmo che quell'immagine riflessa avesse un conto in banca più cospicuo, un lavoro sicuro, una vita sentimentale serena, chissà magari quante altre cose non ha........................ ma quante cose ha? Quell'immagine siamo noi................. e siamo quello che siamo e come siamo.
E' un atto di maturità, ci aiuta a stare meglio al mondo, impariamo ad accettarci nella gloria e nella sconfitta.
E' troppo facile, è molto comodo puntare il dito e accusare gli altri dei nostri errori; è più doloroso ma più gratificante ammettere i nostri limiti e ricominciare proprio da lì.
10:07
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19/11/2007
la collana
Tra i miei gioielli c'è un doppio filo di perle.
Me l'ha dato mia madre , poco tempo prima di morire. Non avevo mai vista quella collana, mai vista indossarla neanche nelle grandi occasioni.
Era di mia nonna e mia madre non l'aveva mai vista prima che sua madre, una settimana prima della mia nascita, gliela consegnasse, dicendole di fare attenzione alla collana con cui sarei nata.Lei non avrebbe potuto fare nulla, poichè la luna con cui sarei arrivata sarebbe stata la stessa con la quale lei sarebbe andata.
Appartengo alla generazione degli ultimi parti in casa ed a casa sono nata, le doglie di mia madre iniziate a poche ore dalla morte della nonna. E avevo il cordone ombelicale che intorno al collo mi impediva il respiro. Era stato chiamato il medico condotto, avrebbe dovuto farmi nascere la nonna, ma non era più possibile.Era infatti una di quelle levatrici d'altri tempi. non un'ostetrica diplomata,ma quelle levatrici che avevano appreso ciò che sapevano dall'esperienza, cui un parto riuscito dava il sacco di farina o la mezza coscia di maiale.
Non so molto di lei, ciò che conosco sono frasi, dette da mia madre gli ultimi giorni, quando andavo in ospedale con mia figlia nel marsupio, spesso discutendo per questa presenza con il personale, e mentre lei succhiava vita dal seno, sua nonno si agrappava alle ultime scintille di vita mentre la imboccavo.
Mia madre ne aveva sempre parlato pochissimo. Ricordo un tema alle elementari:I miei nonni. Non ne avevo conosciuto nessuno e avevo chiesto a casa, ma solo il papà aveva raccontato dei suoi genitori, mia madre aveva trovato milel cose da fare.Ci sono due foto a casa dei nonni materni, quelle foto nelle tonalità del marrone che paiono maggiormente disegni.
Il nonno Carlo in divisa, penso della guerra 15-18, in piedi appoggiato ad un tavolo, baffiall'umberto che nella loro prepotenza nascondono i lineamenti, simili alla bruttezza del pittore naif Ligabue.
La nonna in un ritratto a mezzo busto, un abito severo, scuro, rigido, abbottonato sino all'alto collo. capelli lunghi, due bande lisce e pesanti a delimitare il volto, raccolti senza dubbio in uno chignon a smorzarne la ricchezza. So che aveva i capelli rossi ma dalla foto non si intuisce di quale tonalità.Occhi chiari, liquidi eppure penetranti, occhi che guardano oltre.Una bocca carnosa, sensuale, quasi fuori posto nella severità quasi tragica dei lineamenti e dell'espressione.
So ancora che era zoppa, chissà, forse una malformazione dell'anca e che in un paese dove ancora oggi sui manifesti di morte dei più anziani viene aggiunto anche il soprannome, era chiamata Nettina a soppa du diau (la zoppa del diavolo). Forse era dovuto alla sua menomazione e alla demonizzazione delle deformità o forse al fatto che il mio bisnonno era chiamato il diavolo di C.Anche se in realtà non era il suo padre effettivo. Era infatti una trovatella., una di quei trovatelli che venivano presi nelle famiglie, spesso già numerose, perchè erano braccia da lavoro in più e eprchè il sussidio che portano con loro serviva a mantenere anche i propri figli.
Per questo mi sono sempre chiesta da dove provenissero quelle eprle, non certo dall'ospizio dove era stata abbandonata, non certo l'acquisto o il dono all'interno di una famiglia che stentava a vivere dignitosamente. E sono perle autentiche, le ho fatte valutare e sono rimasta stupita del loro valore.
Le ho messe solo una volta, quando mi sono sposata, ma talvolta le tiro fuori, le tocco, le metto affascinata dal contrasto e nello stesso tempo dalla fusione sulla pelle nuda.
08:26
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10/10/2007
chiarezza
So di avere una mente speculativa. E ciò mi porta ad analizzare e a cercare risposte alle domande che mi vengono poste e mi pongo io stessa. Ciò mi porta anche a cercare di vedere ogni cosa da piu lati. Così anche nelle discussioni difficilmente mi pongo in posizione antitetica e statica, poichè comunque cerco di capire le motivazioni e il pensiero dell'altro.Ciò però richiede chiarezza, e reciprocità. Solo in questo modo non è qualcosa di sterile.Quando ci si pone agli altri in modo aperto e dinamico ci si sente frustrati quando si incontra un muro di gomma.Eppure molte persone sono muri di gomma. Provo una profonda irritazione quando qualcuno pronuncia frasi come - è così e basta ( cerca di convincermene argomentandolo) - oppure -lo sai ( no non lo sse non me lo dici) o ancora peggio -è il mio istinto 8 l'istinto può essere spontaneit, può essere sincerità di sè ma può anche essere inconsapevoleza di ciò che non si riconosce o non si vuol riconoscere
0.
11:32
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31/07/2007
Parto anticipato
Nell’ultimo mese il lavoro è stato intenso. Le colture hanno anticipato per cui anche la preparazione alla raccolta si è trasformata in una corsa contro il tempo.
Un po’ come un temporale improvviso, quando il sole nel giro di pochi minuti viene raffreddato dall’aria che miinaccia e nuvoloni nneri cominciano ad addensarsi. Ed inizia l’affanno di ritirare la roba stesa, mettere al riparo gli animali, gli attrezzi, le macchine non riposte per fretta o per comodità fidando nel sereno.
Ma da molto la pioggia riposa ed il caldo è intenso . E le corse affannose sono quelle a tagliare l’erba seccata in piedi sotto le nocciole ,quasi come se avessi usato il disseccante, ad eliminare i polloni basali, a rastrellare, a bruciare prima che le nocciole inizino a cadere a terra. Ed anche la vendemmia è anticipata. Le cantine hanno già annunciato che inizieranno a ritirare il bianco subito dopo ferragosto. La vendemmia piu precoce che ricordi è iniziata l’ultimo giorno d’agosto, e già viene ricordata come eccezionalità. La natura ha un parto anticipato e i piu non hanno ancora preparato il corredino ed ora si affannano ad accogliere il frutto nel modo dovuto
10:35
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07/06/2007
pioggia
Stamani mi sono ritrovata a pronunciare una frase che una volta detta mi ha provocato un “oddio!” Accuditi gli animali sono andata a comprare il pane e poi come di abitudine, al bar a far colazione. E’ un’abitudine che ho mantenuta da altri luoghi, anche se qui significa andarci in auto, a cinque chilometri dal paese.Anche se inizialmente provocava qualche commento.Ma peraltro commenti e chiacchere l le provocavano parecchie cose.In un piccolo paese di langa è ancora vivo un certo tipo di mentalità contadina, in cui ci si cambia per poi ricambiarsi dopo dieci minuti per i cento metri dell’andare in negozio, in cui la casa è sempre perfettamente in ordine perché potrebbe venire qualcuno o se per caso stessi male, in cui quello è un lavoro da uomo e quell’altro da donna, in cui una moglie non assume iniziative…classica la frase…devo chiederlo a… Dopo dieci anni credo di essere diventata una figura femminile spersonalizzata…certo la battuta salace c’è sempre, ma piu’ che altro in tono cameratesco, ed è facile che al bar , avendo preso atto che ho una buona conoscenza meccanica per dei miei trascorsi, mi venga chiesto consiglio o consulenza sul decespugliatore che non prende i giri o sulla disponibilità a cambiare un cuscinetto della macchina per raccogliere nocciole.Tutto sommato mi rendo conto che si sono piu adattati gli altri a me che io agli altri.Ed una delle cose che mi ha sempre infastidito è sempre stata la lamentosità, il non dichiararsi mai soddisfatti. Eppure anche economicamente la campagna rende. Io non ne ho molta, ma solo le nocciole mi rendono piu che se facessi l’impiegata e calcolando il tempo dedicato in un anno non supera i quattro mesi. Se sono maggiormente impegnata è perché c’è del lavoro che potrei anche evitare,potrei dedicare meno spazio ai fiori, potrei non tenere i cavalli che co per altri pongono l’interrogativo ma cosa rendono, potrei chiamare un muratore un idraulico un elettricista quando ci sono da fare per cui altri li chiamano. Ma volevo parlare del modo di accettare le condizioni atmosferiche…se piove non va bene, se non piove lo stesso, se fa caldo non va bene se fa freddo egualmenet. E stamani ritrovarmi a dire…certo che sarebbe ora sarebbe ora smettesse di piovere mi ha in certo qual modo messo in crisi…ecco sto entrando nel meccanismo.Magari smetto di godere di quello che arriva, divento incapace di coglierne la bellezza. Poi ho ricordato ieri sera e mi è passato. Mentre stiravo in una delle due stanze che ho ricavato sotto nell’ex stalla ho sentito del rumore dai cavalli e sono andata a vedere. E tornando verso casa sono scivolata sul terreno sdrucciolevole, mi sono imbrattata di fango, gli abiti bagnati appiccicati alla pelle, le scarpe che facevano ciac ciac.Non volevo entrare in casa così gocciolante e ho iniziato a spogliarmi appena passato il cancello e la pioggia si è intensificata, scrosciante e sono rimasta a lasciarmi lavare, sferzante sul volto sul corpom sulla pelle nudai piedi che sentivano nudi l’erba del giardino. Finchè saprò godere totalmente di queste sensazioni, sinchè saprò fondermi con la pioggia o col sole sarò viva.
09:10
Scritto da: trovareavalon
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