Archivi del mese: marzo 2004

GIUNCHIGLIE PER AMICI

Pulizie di pasqua,anche tattiche,perchè almeno per un po’ casa andrà avanti con poco impegno in corrispondenza di una crescita a progressione geometrica dei lavori in campagna (che tra le altre cose danno maggiore soddisfazione…..trovo frustrante lavare piatti per risporcarli,far letti per ridormirci,cucinare per vedere sparire subito il risultato…insomma onore al merito alle casalinghe perfette e io continuerò ad essere una casalinga da ridere) combinate con l’ultimo taglio di bosco e con un paio di nuove esperienze in cui mi sono buttata….e il blog è rimasto lì,all’interno di un computer spento.Qualche sporadica puntata in planata,ma per subito impennare e volare via, leggendo qualche post di sfuggita,lasciando pochi sparuti commenti. Eppure stamani, accendendo il pc ho provata una impressione di casa….ho trovato commenti che pur diradandosi qualcuno ha lasciato,ho visto che hanno continuato a leggermi ,a venire a vedere se magari avevo scritto qualcosa,e in tanti, e mi sono sentita parte di una comunità. Ho scoperto qualche novità,home page che mutano,blog che vanno e vengono,storie d’amore che dilagano all’interno del paesello,litigi che cambiano contendenti e ho pensato che in fondo questo mondo può proprio paragonarsi a una di quelle piccole città di provincia, a un paese in cui,pur se celati da un nick, si è davanti sempre davanti agli occhi di tutti ed ogni evento diventa evento di tutti.Ed ora un giro a salutare quelli che orai sono diventate persone conosciute,”amici” senza volto ma con un’anima e a tutti offro una delle giunchiglie che costellano le ie aiuole
.Laura

L’ALBERO DELLE MELE

c’era una volta un donna che abitava con la sua famiglia vicino ad un frutteto. Nessuno ne raccoglieva la frutta e lei andò dal giardiniere che lo accudiva chiedendogli se poteva raccogliere delle mele.
Questi le rispose che poteva raccogliere tutte le mele gialle che desiderava.L’unico albero che non doveva toccare era un melo di mele rosse che si trovava all’ingresso del frutteto.Se lo avesse fatto sarebbe stata punita.
La donna cominciò a raccogliere dei cesti di mele gialle, grandi e profumate.Raccoglieva il suo cesto e poi si sedeva sotto il melo proibito lasciando correre i pensieri in solitudine.
Poi ,ristorata, andava a casa e preparava la torta di mele.Tutti accorrevano al profumo della torta nel forno e la lodavano per la sua bontà.
Lei si sentiva appagata e lusingata dell’amore che riceveva in cambio,ma non assaggiava mai più di un piccolo pezzetto della torta,poi sentiva che mancava qualcosa,una sottile percezione che non riusciva ad individuare.
Ma continuava a raccogliere le mele gialle e a infornare torte apprezzate. Si accorse che su ogni mela si leggevano quasi invisibili delle parole….comprensione…sacri ficio…..altruismo….gentilez za…..amore….affetto…era quello che le tornava indietro ogni volta che preparava una torta…eppure mancava qualcosa….Un giorno mentre riposava sotto il melo proibito e guardava il cielo e le nuvole che vagavano senza meta, il suo sguardo cadde su una mela rossa che stava su uno dei rami più bassi.Era perfettamente matura,di un rosso cupo,lucido,se avesse alzato il braccio la avrebbe toccata.La sfiorò con le dita. Era liscia,perfetta.La invase una strana inquietudine. Temeva cosa sarebbe potuto succedere,eppure provava un desiderio impellente di assaggiarla. Si guardò furtivamente intorno, e con gesto rapido la staccò dal ramo ,nascondendola dietro la schiena.Corse fuori dal frutteto e dietro una roccia ne staccò un morso. Era dolce, la mangiò avidamente.Tornò a casa e preparò la sua ennesima torta,con una vaga inquietudine di timore che non la abbandonava.
Temeva il ritorno nel frutteto, forse il custode si era accorto del suo furto e sarebbe stata punita.Lasciò passare il tempo,trovando scuse alla mancanza di torte, e nello stesso tempo ricordava la dolcezza della mela proibita.
Alla fine tornò nel frutteto.Avanzava timorosa,guardandosi intorno,in attesa di un serpente che l’avrebbe divorata,o di un drago che l’avrebbe incenerita o di un guerriero che l’avrebbe trafitta con la sua spada.Ma non accadde nulla.
Raccolse il solito cesto di mele gialle e mentre usciva dal frutteto afferrò un’altra mela rossa, furtivamente.Era diventato il suo segreto.Ogni volta la mela rossa era per lei ed esclusivamente per lei. Mentre diventava sempre più sicura ed ora non mangiava più le sue mele affrettatamente,ma le girava e rigirava,le strofinava sulla manica ad aumentarne la lucentezza, le osservava nella loro perfezione, si accorse che anche su queste apparivano parole invisibili….esperienza…con oscenza….consapevolezza….
Non c’erano più mele a cui potesse arrivare con la mano e allora coinciò a salire sull’albero,raggiungendo quelle più alte.
Un giorno,nascosta in mezzo alle foglie,ne trovò una particolarmente bella. Strofinandola,si accorse che era una mela speciale…era una mela d’oro.La nascose in fondo alla tasca e mentre tornava a casa la toccava e le trasmetteva calore. Durante la giornata la portava sempre con sè.Era una mela magica.Era una mela con cui parlava delle mele gialle e delle sue mele rosse,del dove vanno le nuvole e dell’acqua che ti nutre,le dava amore,parole,pensieri,silenzio ….la parola invisibile su di essa era amicizia.
E non le chiedeva torte di mele.
La donna continuava a raccogliere la sua mela rossa ogni volta entrava nel frutteto ed attraverso ogni esperienza acquisiva consapevolezza.Forse un giorno sarebbe arrivato il serpente o il drago o il guerriero, ma non le importava più molto. Sarebbe stato un giusto prezzo da pagare,come lo erano i greffi che si faceva salendo sull’albero.E in tasca aveva la sua mela d’oro.

ACQUABLOG

L’acqua cambia forma a seconda del contenitore che la racchiude.
Le parole sono come l’acqua,cambiano a seconda del recipiente dal quale sono “versate” e del contenitore che le “riceve”. E come per l’acqua è importante anche il modo in cui viene versata,in modo che non trabocchi anche per le parole è la stessa cosa.
Il mondo dei blog è fatto di parole, parole che esprimono pensieri,parole che esprimono emozioni, parole che interrogano,parole che liberano,parole che comunicano., parole che si trasmettono e parole che si recepiscono.
Pensate ad una persona che vi urta per strada e vi fa cadere il sacchetto della spesa che si sparpaglia a terra.Se costui vi apostrofa “cretino,guarda dove vai” avete una reazione di rabbia, se vi dice “scusi,ero distratto,l’aiuto a raccogliere la spesa” la reazione è diversa, se si profonde in scuse esorbitanti facendovi perdere ulteriormente tempo provate fastidio.Cioè è importante anche il modo in cui si dicono le cose,anche se magari era possibile trovare un esempio migliore.Sofia 3000 mi ha lasciato un commento:
…ma che succede in questo mondo blog? Ho come l’impressione di una morte lenta,come se si fosse scollato qualcosa…e quello che resta non sono altro che scaramucce di “bambini.per il leccalecca…
e questo commento ha provocato riflessioni non solo in me,ma anche in altri che lo hanno letto.Ed è normale sia così.In realtà la mia prima reazione è stata …al diavolo, cara Laura scrivi i tuoi post sui cavalli e le nocciole e lascia perdere …hai studiato con l’occhio del meccanico i meccanismi, hai valutato cosa ti piace e cosa non ti piace,lascia Ronzinante in stalla a riempirsi la pancia di biada e sorridi alle scaramucce. Ma temo proprio di essere senza rimedio.Da quando sono entrata in questo paese di parole e di anime,c’è stata l’apparizione di Osama, l’anonimo d’assalto,seguito come sempre accade da suoi degni imitatori, poi le invero poco brillanti iniziative di Virgilio ,il fenomeno corsa alla HP e all’indice di visita di radiofreccia con tutti gli ex-cursus al palinsesto televisivo dai tapiri ai tarocchi (leggi ormai famosa loggia del leopardo) sino alle ultime lovestory alla Costantino ed Alessandra (ho visto oggi un pezzo di Buona Domenica rimanendo allibita) con relativi litigi.Tempo fa ho letto i post di swordman e giravaldemir che volutamenet non avevo commentato,poco fa ho letto alcune valutazioni di setteparole in suoi commenti e il post di Halya. Avevo scritto un post il primo marzo su queste cose,e continuo a pensarla nello stesso modo.Non si tratta di ipocrisia,come la chiama Halya, si tratta di educazione e rispetto verso gli altri. Si tratta di equilibrio sia nel parlare che nell’ascoltare. Si tratta delle leggi della convivenza che esistono ogni qualvolta persone diverse si trovano ad avere rapporti.Personalmente cerco di avere un dialogo con tutti,forse adirittura maggiormente con chi non mi è affine,non per convincerlo delle mie “teorie” ma per cercare di capire anche se questo a volte mi porta anche allo scontro.Forse è la necessità continua di esperienze,che come dice un mio caro amico è caratteristica saliente del mio tema natale,che mi porta a questo,e quindi ad accettare tutto quello che arriva per poi analizzarlo e rielaborarlo,ma forse questo è veramenet il solo modo di trovare un equilibrio…considerare l’acqua e il contenitore del quale ha la forma e se si ha sete berla se non si ha sete lascairla cadere a terra.

favola d’amore

Appena giunto in Paradiso Pictor si trovò dinnanzi a un albero che era insieme uomo e donna.Pictor salutò l’albero con riverenza e chiese :”Sei tu l’albero della vita?”.Ma quando invece dell’albero,volle rispondergli il serpente,egli si voltò e andò oltre.Era tutt’occhi,ogni cosa gli piaceva moltissimo.Sentiva chiaramente di trovarsi nella patria e alla fonte della vita.
E di nuovo vide un albero,che era insieme sole e luna.Pictor chiese :”Sei tu l’albero della vita?”.
Il sole annuì e rise,la luna annuì e sorrise.Fiori meravigliosi lo guardavano,con una moltitudine di colori e luminosi sorrisi,con una moltitudine di occhi e di visi……….Tra tutti questi fiori stava Pictor,pieno di struggimento e di gioia inquieta.Il suo cuore,quasi fosse una campana,batteva forte,batteva tanto;il suo desiderio ardeva verso l’ignoto,verso il magicamente prefigurato.
Pictor scorse un’uccello sull’erba posato e di luminosi colori ammantato,di tutti i colori l’uccello sembrava dotato.Al bell’uccello variopinto egli chiese:”Uccello,dove è dunque la felicità?””La felicità?” disse il bell’uccello e rise con il suo becco dorato,”la felicità,amico,è ovunque,sui monti e nelle valli,nei fiori e nei cristalli”
Con queste parole l’uccello spensierato scosse le sue piume,allungò il collo,agitò la coda,socchiuse gli occhi,rise un’ultima volta e poi rimase seduto immobile,seduto fermo nell’erba,ed ecco:l’uccello era diventato un fiore variopinto,l piume si erano trasformate in foglie,le unghie in radici…..e già stanco del suo essere fiore,già non aveva più radici,scuotendosi un po si innalzò lentamente e fu una splendente farfalla,che si cullò nell’aria senza peso…..Ma la nuova farfalla,l’allegra variopinta frafalla-fiore-uccello,il luminoso volto colorato volò intorno a Pictor stupefatto……tremò un poco con le ali splendenti,ed ecco si trasformò in un cristallo colorato,da cui si irraggiava una luce rossa…….All’improvviso,st risciando sul ramo di un albero disseccato,il serpente gli sibilò all’orecchio:”La pietra ti trasforma in quello che vuoi.Presto,dille il tuo desiderio…..”…..Giacchè più di una volta aveva desiderato essere albero,perchè gli alberi gli apparivano così pieni di pace,di forza,di dignità. Pictor divenne albero….L’albero Pictor era felice e non contava glia nni che passavano.Passarono molti anni prima che si accorgesse che la sua felicità non era perfetta.Solo lentamente imparò a guardare con occhi d’albero.Finalmente potè vedere,edivenne triste.
Vide infatti che intorno a lui nel paradiso gran parte degli esseri si trasformava assai spesso,che tutto anzi scorreva in un flusso incantato di perenni trasformazioni.Vide fiori diventare pietre preziose o volarsene via come folgoranti colibrì…..Lui invece,l’albero Pictor,rimaneva sempre lo stesso,non poteva più trasformarsi.Dal momento in cui capì questo,la sua felicità svanì:cominciò ad invecchiare e assunse sempre più quell’aspetto stanco,serio ed afflitto,che si può osservare in molti vecchi alberi……..Un bel giorno,una fanvìciulla dai capelli biondi e dalla veste azzurra si perse in quella parte del paradiso……Quando l’albero Pictor scorse la fanciulla,lo prese un gran struggimento,un desiderio di felicità come non gli era mai ancora accaduto.E allo stesso tempo si trovò preso in una profonda meditazione,perchè era come se il suo stesso sangue gli gridasse:”Ritorna in te!Ricordati in questa ora di tutta la tua vita,trovane il senso,altrimenti sarà troppo tardi e non ti sarà più data alcuna felicità.” Ed egli ubbidì.Rammentò la sua origine,i suoi anni di uomo,il suo cammino verso il paradiso,e in modo particolare quell’istante prima che divenisse alberoì,quell’istante meraviglioso in cui aveva avuto in mano la pietra fatata.Allora,quando ogni trasformazione gli era aperta,la vita in lui era stata ardente come non mai….la fanciulla udì un fruscio tra le foglie dell’albero ictor,alzò lo sguardo e sentì,con un improvviso dolore al cuore,nuovi pensieri,nuovi desideri,nuovi sogni muoversi dentro di lei.Attratta dalla forza sconosciuta si sedette sotto l’albero…….venne volando un uccello,rosso e verde era l’uccello….la fanciulla vide cadere dal suo becco qualcosa che brillò rosso come sangue…….non appena la fanciulla ebbe presa la pietra nella sua mano bianca,immediatamente si avverò il sogno che le aveva riempito il cuorela bella fu presa,svanì e divenne tutt’uno con l’albero…Ora era tutto a posto,il mondo era in ordine,solo ora era stato trovato il paradisoPictor questa volta aveva raggiunto la vera eterna trasformazione perchè da, una metà era diventato un tutto,da quell’istante potè continuare a trasformarsi,tanto quanto voleva…divenne capriolo,divenne pesce,divenne uomo e serpente,nuvola e uccello.In ogni forma però era intero,era una coppia,aveva in sè luna e sole,uomo e donna,scorreva come fiume gemello per le terre,stava come stella doppia in cielo

Hermann Hesse

Cecchin

Molti pensano che non si può vivere come Cecchin, non solo cittadini di una metropoli,ma anche suoi compaesani.Cecchin ieri ha compiuto 79 anni .L’ho invitato a pranzo e gli ho regalato una catena nuova per la motosega. Sapevo che era il suo compleanno perchè tengo a casa una fotocopia del suo libretto della mutua , forse non lo ricordava neanche lui o non ci aveva fatto caso.E’ un uomo piccolo,mi arriva si è no alla spalla,tracagnotto come molti anziani di Langa che non si sono mai mischiati con apporti “forestieri”. Una corona di capelli bianchi spessi,quasi una massa unica,lo so da quando gli taglio i capelli. Non sono una parucchiera,ma con la macchinetta non è poi difficile e quando glieli vedo scaruffati al massimo vado da lui attrezzata e mentre viene su il caffè sul putagè si siede davanti alla finestra . Cucina esclusivamente sulla stufa,estate e inverno,non ha fornelli a gas.Non ha neanche un boyler per l’acqua calda. Questa estate,quando c’era quel caldo impossibile, un giorno è caduto a faccia in giù nell’orto. Si è ripreso,ma aveva la pressione alle stelle. Non ha voluto andare al pronto soccorso con l’ambulanza.Mi ha telefonato il sindaco per vedere se riuscivo a convincerlo. GHo giocato su un po’ di paura che comunque si era preso e sono riuscita a portarlo in macchina dal dottore, anche se col timore stesse male durante il tragitto,ma non c’era altra soluzione.Ha accettato di fare i controlli che il medico prescriveva. Le madamin del paese si sono coalizzate per fargli fare un bagno e mi hanno delegato il convincerlo.Sono andata a casa sua a ‘controllare”.Si stava lavando i piedi in un catino. Ho fatto scaldare l’acqua in tutte le pentole che aveva.Ho riempito la vasca usando il detersivo da piatti…non aveva altro e gli ho detto che se non si lavava non gli avrei più tagliato i capelli.La vasca era indescrivinbile dopo. Per il resto non ha mai nulla,neanche un raffreddore, eppure la sua unica concessione al freddo è un gilet sopra le maniche di camicia.Non so eperchè è nato il nostro rapporto di amicizia.Quando sono venuta ad abitare qui gli ho chiesto di insegnarmi a potare.a allora è sempre venuto a farlo,anche se ho imparato. E parliamo.Ha una fine arguzia e una saggezza da savio.Ogni tanto una battuta salce, ma ormai ci sono solo quelle.Non mi da fastidio.Ha parenti,ma è come se non li avesse. Forse si faranno vedere quando non ci sarà più.Nonostante il modo in cui vive,essenziale, o forse proprio per quello, da alcuni accenni so che di soldi ne ha parecchi,decisamente parecchi.E non è che non li spenda per avarizia,proprio non gli interessa farlo.Vive nel modo che gli piace.Anche se criticato.Si sposta solo col trattore,una vecchia “piccola”, ogni tanto gli faccio qualche riparazione per tenerlo assieme, e ci va a funghi e far legna.Poi “fruia” nell’orto e va a fare qualche lavoretto in giro.La domenica mattina a messa nel coro e il pomeriggio a giocare a carte nella pro loco.Una vita semplice.

solitudine

Fossi umile
vaso di terracotta
per custodire tutta
la scienza del mondo.
Fossi semplice
soffio di tramontana
per sussurrare amore
all’orecchio degli uomini.
Ma ho bevuto
alla sacra fonte
nel buio della foresta.
Ho attraversato il fuoco
senza bruciarmi.
Con uno sguardo
ho dominato il drago.
Sono
la faccia scura
della luna.
Sola
attraverso
la notte.

per un’amica

QUANDO TI SENTI RESPINTO, QUANDO TI SENTI INCOMPRESO,QUANDO NON TI SENTI ACCETTATO,….GUARDA IL TUO VERO VOLTO E ACCETTALO.
ERI TU A RESPINGERTI

NON MI VA

non mi va di andare in hp con il post precedente per cui faccio questo se qualcuno vuol commentare.e non ho voglia di pensare a cosa scrivere.

NECROLOGIO N.2 ….e dolore e rabbia

Simona si è addormentata. Si è addormentata stanca di piangere. Si è addormentata in braccio dopo avere detto una frase che una bambina non dovrebbe dire…..tanto la cattiveria non si vince.
Neanche una settimana fa è morto Globo,avvelenato. Ho visto come soffriva e a all’amico,oltre che veterinario Matteo, non è rimasto che fargli un’iniezione di Tanax. E’ stato difficile dirglielo quando è uscita di scuola.
Oggi non ne ho avuto il coraggio. Black e Moowglie ci hanno accompagnate alla macchina all’una e mezza quando siamo uscite per il rientro pomeridiano, la solita sgridata perchè non le saltassero addosso a sporcarle il grembiulino bianco, e aspettavano al mio rientro.Sono andata in stalla con Black a saltelllarmi attorno e infastidire i cavalli,Moowglie preferisce starsene tranquillo a casa o li fuori. Poco prima di tornare alla scuola alle 4 e mezza sono andata dietro casa per prendere della legna…era lì, agonizzante,con la bava alla bocca e appena un soffio di vita. Ho visto che ormai aveva già sofferto quanto doveva. Non ho fatto in tempo a rientrare in casa per telefonare a Matteo. Ed era ora di riprendere Simona.L’ho portato dietro la legnaia. Sono corsa a scuola…si è fermata un po’ di più,mangiavano la torta portata da una nonna che era andata a raccontare di altri tempi.
A casa le è corso incontro Black.Dove è Moowglie? Sarà a fare un giretto.Non fai una partita alla play? E’ arrivato mio marito,gli sono andata incontro e gli ho detto vieni un attimo:Moowglie è,era con noi da sei anni.Gli ho detto che non sapevo come dirlo a Sim,gli ha tolto ill collare, è entrato in casa e glielo ha fatto vedere.Ha capito subito.No…no….no…. .Simona si è stretta a Black…ho telefonato a Matteo…era vicino in una stalla…è venuto per tranquilizzarla,per vedere che stesse bene Black e ha detto guardando Moowglie che era avvelenamento al 90%.
Globo era un cane che se poteva si allontanava da casa,ma Moowglie no….Simona li chiamava il patrizio e il plebeo. Globo se gli offrivi un boccone lo azzanava,Moowglie lo prendeva con la delicatezza di una dama,non eccedeva mai se non con Simona in feste e giochi, non si allontanava mai da solo,ci seguiva nei giri a cavallo.Lui così piccolo che spesso era talmente vicino da non vederlo e chiamarlo.E stasera Simona diceva..e domani non mi aspetta che scenda dal letto,non mi aspetta da scuola,non mi da la zampa e non batte il cinque.Ha ragione la maestra…ha detto che aveva una gatta di quindici anni e non ne terrò più per il dolore che si prova quando non c’è più…e io non voglio più animali e quella frase…la cattiveria non si vince. Domani….domani andrò a fare una denuncia contro ignoti in caserma,andrò a parlarne al sindaco…e non è certo per il valore economico di uno schnauzer nano….domani batterò a tappeto i dintorni di casa…Moowglie da solo non si è mai allontanato come Globo…è brutto anche avere sospetti..ed è brutto provare dolore per un animale..ed è brutto vedere il dolore di una bimba….e il dolore diventa rabbia e senso di impotenza.

profumo di mimosa

8 marzo….è la festa della donna e i rametti di mimosa li troviamo anche dal panettiere. Non so per quale motivo sia assurta a simbolo di questa ricorrenza se non quello pratico che fiorisce in questo periodo, ma mi piace vedere quei grappolini spumosi un po’ ovunque, uno spumeggiare legato alle prime belle giornate,al preludio della primavera. Giallo in questo periodo,giallo di mimosa,di forsithia,di giunchiglie,di sole.Un colore gioioso,caldo.In Liguria dove sono nata, si staglia contro il cielo ,al di quà del mare,nei giorni di tramontano blu intenso,di libeccio verdastro.E il suo profumo,così intenso….mi pare di sentirlo,come allora.Quella sera che è un dolce ricordo,risalendo lungo una collina,in basso il mare buio in cui si rifletteva la luna,una sera già tiepida,a volte a marzo ci sono già serate preludio di calore e il calore dentro e il timore.Un plaid steso a terra,luna piena,profumo di mimosa e conoscere l’amore