Archivi del mese: gennaio 2005

SIMBOLO…..

     

Un commento di <http://blog.virgilio.it/a rdiglione>

che chiedeva quale fosse a mio avviso il contrario di SIMBOLO ha trasferito il mio cervellino in palestra . Avessi letto prima il suo post in cui era già mostrata l'etimologia della parola in questione ""simbolo" come derivato da Syn (insieme) + Ballein (lanciare). Dunque il simbolo introduce coerenza nella realtà di chi vi fa riferimento, creando nessi che danno significato e stabilendo le fondamenta e i paesaggi del racconto del mondo.
Staordinariamente gli antichi hanno anche percepito che ogni fatto del mondo può essere concepito isolatamente dagli altri ed hanno dato a questa attitudine il nome che le spetta : Dia (diviso)+Ballein (lanciare)= diavolo. "
avrei magari tralasciato il passaggio della ricerca, ma la domanda è rimasta comunque aperta.Già mi pone in crisi la definizione attribuibile a simbolo, al di là della sua etimologia.Simbolo è la scrittura, ossia posso considerarlo come la sintetizzazione di una complessità di eventi storici od emozionali, simbolo sono i numeri e i segni matematici, come concretizzazione visiva di concetti non rappresentabili, in psicanalisi simbolo è ogni attività, anche onirica, rivelatrice dell'inconscio,simbolo è ciò che ha un significato che va altro il suo significato apparente. E allora quale è il suo contrario?Se lo considero come la visualizzazione di un'astrazione sarei tentata di dire che il suo contrario è la realtà percettibile,però lo stesso iter mi porterebbe al definirlo il non definibile .Forse il nulla o l'infinito? ma sono concetti che comunque posso definire simbolicamente quindi il simbolo ne fa parte e lnon li nega. L'etimologia composta da syn ( insieme)e dia ( diviso) cui fa riferimento ardiglione mi porta ad un volo pindarico su dio o principio primo come si voglia chiamare, come indivisione, ma se considero la divisione non riesco a vedere nulla di isolato,in ogni cosa è contenuto il suo contrario. Insomma caro ardiglione mi hai presentato un bel rompicapo!

!

SPONTANEITA’

Spesso ricorro all'etimologia delle parole. In questi giorni una conversazione mi ha fatto riflettere a cosa sia la spontaneità e a cosa significhi sincerità, a quanto la razionalità possa rappresentarne una contrapposizione.L'emozion alità e la sua estrensicazione nei rapporti con gli altri sono compatibili con il logos e la ratio?
L'etimologia di spontaneità è stata una sorpresa. Deriva dall'avverbio latino sponte (volontariamente).Ma come conciliare volontà ed istintività? La volontà non presuppone forse una scelta? E una scelta può avvenire solo tra cose diverse e tra queste quale è istintiva e quale no?
Sincerità deriva invece da sine cera detto del miele purgato della cera, reso puro. Un'emozione "spontanea" quindi "sincera" cosa significa? Senza un processo in cui la ratio purga l'emozione delle sue intersecazioni con altre come riconoscerne la purezza? Come si può essere sinceri prima verso se stessi e quindi verso gli altri senza consapevolezza?
Ed allora credo che spontaneità intesa nel senso corrente sia un alibi per nascondersi a se stessi, per nascondere pulsioni di cui abbiamo paura, che non vogliamo accettare, la parte nascosta di noi che non amiamo.. Se spontaneo significa privo di condizionamenti, bisogna interrogarsi se il nostro agire "spontaneo" ne è veramente privo, sia di condizionamenti esterni, cioè quale sia la reazione che il nostro agire può provocare, sia di condizionamenti interni, cioè quanto sia legato ad altre emozioni.
E mi rendo conto, che io, spesso definita persona estremamente razionale e con un grande controllo delle emozioni sono forse più spontanea di chi agisce per pulsione. Quando si prospetta di entrare in un pozzo scuro senza sapere se si potrà risalire e cosa si troverà sul fondo sarà la persona razionale, consapevole del rischio e della propria paura o la persona che agisce d'impulso a farlo?
E allora per me spontaneità è  agire in base soltanto all'attimo presente, al momento che si sta vivendo, a ciò che si sta provando, pienamente, senza remore, senza timore di provare troppo piacere o troppo dolore, ma con la consapevolezza di chi vive un istante della sua vita con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima, con tutto se stesso, abbandonandosi, lasciandosi andare a quel momento, vivendolo intensamente.

EVENTI

Ci sono eventi che mutano radicalmente  la vita, punti focali di un prima e di un dopo, a volte con una frattura netta, a volte graduale. E il porsi dei se e dei ma non serve ad eviatre il mutamento, si può solo scegliere come viverlo.

E ci sono eventi che avrebbero potuto mutare la vita se ci fossero stati dei se e dei ma ed allora ci si interroga, si valutano diversamente cose messe in ombra dalla quotidianità, si attribuisce una diversa scala di valori, si vede in un'ottica diversa ciò che si è, ciò che si ha. E  apportano egualmente un cambiamento se li ascolti.

IL CODICE DA VINCI

                             

Nonostante il suo successo di vendite non lo avevo ancora letto. Acquisto sempre libri in un numero esorbitante rispetto al tempo che posso dedicare alla lettura e quindi sul davanzale della finestra del soggiorno ( luogo eletto alle letture in atto ed in attesa) ci sono sempre almeno una decina di libri ancora intonsi.Oltre ciò non manca una visita settimanale alla biblioteca, il cui uso mi toglie lo scrupolo di destinare troppi soldi ai libri.Ma lunedì era sul banco in restituzione e ho deciso di prenderlo in prestito.Sono contenta di averlo fatto, non è un libro che si rilegge.
Certamente l'ho letto in un fiato, non è una lettura particolarmente impegnativa e tutto sommato ha la caratteristica del thriller ,ossia la suspense su ciò che deve accadere successivamente, mantenuta costante.
Capisco le motivazioni del successo : Dan Brown ha coniugato la trama di un trhriller con la tecnica di un romanzo rosa, infarcendolo di esoterismo e simbologia. L'unica cosa degli ingredienti classici che ha omesso è la camera da letto. quindi se pure è stata una lettura piacevole alla fine mi ha lasciato poco, a parte il desiderio di approfondire qualche elemento, come la figura di Maria Maddalena o il simbolismo leonardesco. Magari cercherò qualche notizia sul numero"phi" pari a 1, 1618 posto da Brown come numero di proporzione divina, la sequenza di Fibonacci la conoscevo già dal liceo, un giochetto matematico. Ma approfondire non significa prendere per buono, anche perchè di inesattezze storiche me ne è saltata agli occhi più di una, come lo sterminio dei templari da parte di Clemente VI, che per quanto ricordo era uno dei papi fantoccio di Avignone, mentre l'azione contro i templari fu ordinata da Filippo il Bello….quindi per quanto non conosco in modo particolare prendo le elucubrazioni e gli ex cursus storici ed apologetici ,nonchè etimologici del codice da vinci con le classiche molle….
Insomma se dovessi consigliare una lettura indicherei molto più volentieri Il pendolo di Focault di Eco anzichè Dan Brown.

BRINA

     

Da qualche mattino il risveglio ha un bianco colore. Un bianco lucente che spicca brillando come perle circondate dal velluto nero del cielo . Un incantesimo notturno di una dea che passando ha coperto di tenue velo gelido l'erba del prato ,ha steso in mezzo ai rami trine e ricami di tulle.
Alla luce grigia dell'alba che avanza,al tenue fumo che sale dal terreno ed ovatta i rumori, sembra giungere da lontano lontano anche il saluto del gallo al giorno. Quella che poteva essere scambiata per una una spruzzata di neve, appare come una meno candida più sfumata fioritura, esalata nel silenzio, della magica natura. Attraverso il suo velo i colori che copre sembrano argentati e schiariti.
Poi il sole abbandona il suo riposo e illumina freddo, il cielo passa dal grigio perlaceo all'azzurro abbagliante ed è un tripudio di luce. Ogni cosa scintilla, abbaglia . Sulla strada asfaltata segni curvilinei più scuri indicano il passaggio delle ruote che li hanno lasciati . I panni lasciati stesi il giorno prima hanno assunto una tridimensionalità , pur se rigida… le maniche di una maglia non pendono prive di vita ma sembrano allargarsi in un gesto.Gli alberi che si stagliano nelll'azzurro sembrano meno spogli, come se si fossero coperti a proteggersi dall'aria che ferisce i polmoni mentre respiri e riesce in una consistente nuvoletta. Sulle rive i fili d'erba sembrano essersi separati l'uno dall'altro, paiono licheni che si protendono verso il basso. Il terreno è duro sotto il passo, anche nell'aratura che tra non molto si attaccherà ad appesantire il passo. Ma intanto tutto è bellezza magica, nitore, freschezza

PUBBLICITA’

I giovani lo hanno sentito nominare, per quelli di una certa età fa parte dei ricordi: Carosello.
Bambina, e gli altri bambini come me, almeno quelli che avevano il televisore ,si incantavano davanti a tale raccolta di pubblicità, quasi un film composto da cinque o sei frammenti, e poi da bravi andavano a letto,
fitta schiera di bambini figli del boom economico e delle coperte rimboccate
amorevolmente dalla mamma dopo la rèclam, e che a scuola si scambiavano le
impressioni su Calimero-nero col perborato stabilizzato e profumato,
Calindri col tavolino in mezzo alla strada, la gettonata Nonna-Jet, l'uomo
in Lebole, la giacca Marzotto antimacchia Zepel,
Gino Cervi & Sorbolick , le ultime malefatte di Maria Rosa l'invidiosa, le imprese del Gigante buono aiutami tu, la simpatia di Buc il bucaniere e di Jo Condor.
Beh ,d'altronde la scelta non era molta, non c'erano programmi da mane a sera, scelta tra canali rai e tv private, per non parlare di sky.Per i bambini c'era giusto Carosello e qualche programma pomeridiano come la nonna del corsaro nero ,ancora i giapponesi non imperversavano con la loro gamma di cartoni da Heidi a Mazinga a Lady Oscar.E lo zapping al momento della pubblicità o , come viene più frequentemente definita,dei "consigli per gli acquisti", ai tempi di quella tv in bianco e nero era impensabile, sia per l'assenza fisica del telecomando, sia perchè… dove si poteva "emigrare"?
Da allora la pubblicità si è sempre più raffinata, fatta oggetto di studi psicologici per diventare sempre più persuasiva, palesemente od occultamente, dalla ripetitività ossessionante delle promozioni, alla creazione di " tormentoni" come il famoso "buonaseeera", tesa ad entrare dalla porta di servizio nella mente di un telespettatore sempre meno attento e sempre più propenso allo zapping.
Giorni fa , mentre mia figlia guardava non so quale programma, stavo leggendo un libro e mi ero soffermata a riflettere su una frase letta. In sottofondo sentivo che era partita una serie di spot e poi una musichetta ritmata vocalizzata, quasi a ritmo di tamburo e nella mente che vagava quelle sillabe pressochè ininteleggibili hanno preso,nella loro ripetività, significato….belculo-belculo -belculo….Ho alzato gli occhi , perplessa. Era la pubblicità della Mègane. La volta successiva vi ho prestato attenzione, quando si è ripresentatata sullo schermo…un piccolo capolavoro di persuasione occulta…Figurativamente ripropone appunto dei posteriori, da quello fasciato in un paio di jeans ,appunto a quello della vettura in questione, che non era stato particolarmente apprezzato e penso che senza dubbio quella ripetitività tribale entri in qualche modo inavvertito nel cervello…

Parole silenziose

Stamani il mio pensiero ed il mio cuore sono rivolti ad una persona, una persona che è stata e continua ad essere importante Le sono accanto come il fruscio di una foglia alla brezza , in un abbraccio che non stringe ,con parole silenziose. Non l'abbraccerei e non le esprimerei amore ed incoraggiamento ,neanche se il mio corpo le fosse vicino, sarebbe per me, non per lei. Ma le sono vicino ,poichè è dentro di me.
                   
         

PENSIERI

L'inizio di un nuovo anno porta con sè desiderio di cambiamento, speranze, idea di rinnovamento, propositi.Per me si ripropone doppiamente, con il ripresentarsi di un nuovo anno di vita, in cui le esperienze passate si incuneano nella ricerca della continuazione di un cammino.
Molti mi hanno fatto gli auguri di buon compleanno ieri , spesso con una battuta simpatica sulla concomitanza con la Befana.
Il mio compleanno è oggi, ma non mi spiace questo errore, anche se per me il 7 è un numero con significato particolare, che ha scandito e continua a scandire la mia vita.
E non mi spiace perchè l'Epifania, sia nella sua eccezione etimologica che storica, ha per me in questo momento un valore simbolico, quasi una conferma ed una rassicurazione.

Per me si ripropone doppiamente, con il ripresentarsi di un nuovo anno di vita, in cui le esperienze passate si incuneano nella ricerca della continuazione di un cammino.
Molti mi hanno fatto gli auguri di buon compleanno ieri , spesso con una battuta simpatica sulla concomitanza con la Befana.
Il mio compleanno è oggi, ma non mi spiace questo errore, anche se per me il 7 è un numero con significato particolare, che ha scandito e continua a scandire la mia vita.
E non mi spiace perchè l'Epifania, sia nella sua eccezione etimologica che storica, ha per me in questo momento un valore simbolico, quasi una conferma ed una rassicurazione.
In effetti la parola epifania deriva dal latino "epiphania", che a sua volta deriva dal greco "tà epiphan(e)ia" e che significa "le manifestazioni della divinità, rivelazione, apparizione'. Nella liturgia cristiana passò a significare "la manifestazione di Gesù agli uomini come Messia", e secondo un'antica tradizione Gesù apparve agli uomini come Figlio di Dio nel medesimo giorno (6 gennaio) ma a distanza di anni, con tre episodi miracolosi: con la stella che guidò i Re Magi, con il battesimo nel Giordano e con la trasformazione dell'acqua in vino nel giorno delle nozze di Cana.

E la Befana?Già i Romani avevano le Sigillaria, in cui si celebravano Giano e Strenua, ma nel medievo tra il Natale e il 6 gennaio,si celebrava un periodo di dodici notti dove la notte dell'Epifania era la "Dodicesima notte". E' il periodo che viene subito dopo la semina; è un periodo, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne. Nell'antica Roma Diana era non solo la dea della luna, ma anche la dea della fertilità e nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale. All'inizio Diana e queste figure femminili non avevano nulla di maligno, ma la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane e per rendere più credibile e più temuta questa condanna le dichiarò figlie di Satana! Diana, da buona dea della fecondità diventa così una divinità infernale, che con le sue cavalcate notturne alla testa delle anime di molte donne stimola la fantasia superstiziosa dei popoli contadini. Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno.
Negli ultimi mesi si sono creati nella mia vita i presupposti di un nuovo cambiamento, non è la prima volta che mi si prospetta la possibilità di un cambiamento profondo nè che si verifica. Ed è una possibilità che si accompagna a timore, Abbandonarsi ad una scelta è facile quando non si ha nulla da perdere ma crea mille dubbi quando è molto ciò che si potrebbe perdere. Eppure i Magi erano savi ed hanno seguito la cometa, non sapendo quanto sarebbe stato lungo il cammino e dove li avrebbe portati, consapevoli di dover pagare un prezzo ignoto, non solo in oro incenso e mirra e Diana non temeva di volare nel cielo, di essere Luna….

Grazie…amici

  Da tempo non scrivo nel blog, da tempo non leggo quanto vi si scrive, da tempo non entro in questo spaccato di vita.
  Ma oggi, entrando in questa sfera di pensieri che si inseguono, si accavvallano, sostituiti nel loro  esssere ieri dal loro divenire, in questa sfera in cui ho visto persone apparire, sparire, spesso  dimenticate in un nulla, ho provato commozione, quella commozione che inumidicse gli occhi  ed apre il cuore.
  Nonostante il silenzio, nonostante l'assenza di spiegazioni ad esso, Avalon non è sparita nel nulla delle nebbie, è rimasta nel ricordo di qualcuno e così ha continuato a vivere.
  I saluti , gli auguri, nessuno invadente, non letti sino ad oggi, sono rimasti lì ad attendermi e  sono come carezze, come baci.
  Grazie, grazie davvero, passerò a trovarvi uno ad uno, leggendo quanto avete scritto, come ascoltando il racconto di un amico  reincontrato.

                              Laura