Archivi del mese: ottobre 2005

DOVE INIZIA LA RESPONSABILITA’ ….E DOVE FINISCE

E' una domanda che mi sto ponendo in questo momento.
Stavo aspettando lo scuolabus di mia figlia, quando si è accostata alla mia macchina la Land Rover blu dei carabinieri : stavano venendo  a casa mia e mi hanno vista.
La formalità dei rapporti nei piccoli centri è talvolta difficile, quando magari il sabato precedente hai mangiato e scherzato allo stesso tavolo, ma i ruoli restano e mi hanno chiesto " conosci Fabiana O:?" anche se sanno bene  che è così. Ho capito subito che la conoscenza di una certa situazione che la sera prima mi aveva portata ad assumermi una  responsabilità ben precisa, per altri aveva  diversi volti e  comportamenti susseguenti.
" Al momento è a scuola, torna alle 2, sino mercoledì è a casa mia…la madre ha dovuto  urgentemente andare in Francia e me l'ha affidata."  Una menzogna. Sino alla sera prima non sapevo di questo viaggio.
I genitori di Fabiana, che ha oggi 14 anni, sono svizzeri che hanno acquistato una casa in Langa, l'hanno ristrutturata e si sono trasferiti in Italia. Due anni fa il padre è morto a seguito di una malattia incurabile. Lo scorso ottobre la madre, conosciuto un possibile nuovo compagno, si era recata in Alsazia dove questi risiede, per valutare una futura convivenza.
La scuola,  aveva ritenuto di dover segnalare che la ragazza  stava in quel periodo sola. La conseguenza è che Fabiana è stata portata in una comunità di appoggio, ha continuato a frequentare la stessa scuola, ma è stata riaffilata alla madre  solo dopo due mesi.
Durante l'anno scolastico si è instaurato un rapporto di amicizia tra lei e mia figlia, anche se più giovane di due anni.
Hanno passato sovente l'week-end insieme.
A luglio è andata in Francia con la madre, che ancora doveva valutare se iniziare una nuova vita. A inizio agosto abbiamo accompagnata mia figlia in Alsazia per passare due settimane di vacanza con Fabiana. Quando fossi tornata a prenderla   avrei  ospitato a mia volta Faby sino a fine agosto. Una vacanza accordata con qualche perplessità, ma Simona chiede molto raramente ed aveva particolarmente insistito.Solo che dopo il viaggio di 850 km, dopo la notte trascorsa ospiti, al mattino ci siamo resi conto che nostra figlia era in crisi. Una distanza minore, forse ci avrebbe portati a lasciarla comunque per vedere se  superasse il distacco e la prima impressione dei luoghi, ma 850 km non si fanno andata e ritorno in giornata .Ne abbiamo parlato, abbiamo spiegato la situazione e… siamo  ripartiti in 4. Fabiana è rimasta con noi più di un mese, sino al rientro della madre.
L'inizio della scuola, Fabiana essendo passata alle superiori,, ha allentato un po' i rapporti tra le ragazze.
Ma ieri sera ho incontrata casualmente Fabiana, mi ha detto che la madre era partita e che sarebbe rientrata mercoledì. L'ho portata a casa affinché prendesse le sue cose  e l'ho portata da me. Stamani l'ho portata all'autobus per andare a scuola, oggi la andrò a prendere e la terrò a casa mia.
Non sono ancora riuscita a contattare Heidi, sua madre, per informarla.
Qualcuno potrebbe dire che ho assunto una decisione che non mi spetta, qualcun altro ha ritenuto di informare le autorità, forse è sbagliata la responsabilità che mi sono assunta, forse….

PIETRE

Una persona mi ha appena detto…ci devo mettere una pietra sopra…è la vita che me lo indica….
poco prima mi aveva detto di aver gettato via un piccolo ricordo cui teneva molto e che le parso d'improvviso non avesse più alcun valore.
C'è molta verità in questo:la vita indica, bisogna imparare a lasciarsi alle spalle delle cose ed occorre guardare avanti ma…non in modo rigido. La verità ha molte sfaccettature, non è assolutamente rigida e se non togliamo rigidità a noi stessi non possiamo vederle.
Una pietra può essere posta per chiudere un passaggio, per soffocare ciò che non si vuole o non si può vedere, ma già nel momento in cui viene posta è anche qualcosa di diverso. é una pietra base per qualcosa di diverso e non è detto che sia ciò che pensavamo. Costruire con le pietre significa sceglierle, ma significa anche seguirle, nella loro forma e nella loro dimensione. Non sono mattoni tutti eguali, rigidi nella loro struttura. E comunque anche i mattoni , mentre li metti uno sull'altro, puoi metterli in diversi moduli…Lascia fare alla vita…non irrigidirti…seguila…guarda ndo in te stesso. Se sorgerà un pollaio od un castello dipende dalla vita…e dipende da noi…

Lettera ad una amica

Cara amica, potrei scriverti una e-mail, ma voglio scriverti qui, dove chiunque possa leggere quello che desidero dirti. Ci siamo conosciute senza vederci, il mio rapporto con altri, il tuo rapporto con altri, è diventato un nostro rapporto. Due donne profondamente diverse. Quante volte ho provata irritazione nei tuoi confronti, quante volte l'hai provata nei miei, quante volte mi sono confidata, quante volte ti sei confidata, quante volte ti ho ferita, quante volte mi hai ferita, quante volte ci siamo voltate le spalle, quante volte siamo tornate indietro a cercarci. Il tuo modo di essere era in contrasto con il mio, il mio voler mantenere distacco con la tua dolcezza,che allora definivo mielosità, il mio razionalizzare con il tuo seguire l'istinto pulsivamente.Che contrasti tra la mia ragione e il tuo cuore! Eppure siamo andate avanti, abbiamo poco a poco cominciato a conoscerci sotto la nostra apparenza, a volte anche nel riso, a volte anche nel pianto. E abbiamo imparato ognuna dall'altra.Io ho imparata a lasciare uscire le emozioni, a lasciarmi andare, a lasciare al dopo molti perchè, tu hai imparato a soffermarti di più con il pensiero su quei perchè. Nessuna delle due è diventata come l'altra, ma ci siamo entrambe arricchite di qualcosa che l'altra ci ha dato. Ricordo quando ci siamo veramenet incontrate. E' stato nel modo in cui ciascuna di noi è. Tu mi hai abbracciata con espansività, io quasi ritrosa ad osservarti in silenzio. Poi, naturalmente, abbiamo trovato un equilibrio ed è stata profonda sintonia. Ci siamo salutate con un abbraccio di un'intensità tangibile, credo per te come per me. E da allora il nostro rapporto è cresciuto ancora, in maniera esponenziale,è cresciuto il nostro rapporto e noi con esso. No cara amica, il rapporto tra me e te è indipendente da altri, vive di vita propria.Tu sai di essere presente nel mio rapporto con altri, anche io sono presente nel tuo rapporto con altri, anche se tu lo vedi interrotto, altri sono presenti nel nostro rapporto, ma il rapporto tra me e te esiste tra me e te. E tu sì sei unica e speciale all'interno di questo rapporto, certo ci sono altri rapporti, altre persone, uniche e speciali, ma ognuna nella "sua" unicità e specialità che non può essere mutata, non la più unica o speciale, ma unica e speciale e nientre altro. Ti voglio bene e ti abbraccio forte Laura

FUNGHI A CAVALLO

La nebbia agli irti colli piovigginando sale….stamani è questo il panorama uscendo dLa nebbia agli irti colli piovigginando sale….stamani è questo il panorama uscendo dall'uscio, ma ieri era una tersa giornata  in cui il sole scaldava tepidamente, una giornata ideale per uscire a cavallo.
Poche centinaia di metri dopo aver sellato i cavalli e  messo i morsi , e subito si entra nei boschi. Si presta attenzione ai rumori,  è giornata di caccia e pur  essendo difficilmente confondibili con un cinghiale o un fagiano, un po' di attenzione…. Ma nessun  latrato né scampanellio, d'altronde hanno battuto al cinghiale  mercoledì scorso.
Voci qua e là però, che si materializzano  proseguendo nel sentiero in raccoglitori di castagne che approfittano della domenica pomeriggio per fare una passeggiata con cesti e sacchetti, anziché comprarne in negozio a 4 euro il chilo.Si rallenta il cavallo, si saluta, spesso ci si accorge di un certo timore per la grandezza dell'animale, non i bambini di solito, loro in genere ne sono affascinati, magari una carezza sul muso rassicurando…non fa nulla…
Poi si prosegue. Ma in questo periodo non si guarda in avanti, l'occhio è rivolto alle rive che fiancheggiano il sentiero.Dall'alto della sella lo sguardo spazia e non è difficile scorgere funghi, pur non entrando nel sottobosco. Lo sguardo diventa selettivo, scorre sul bianco giallastro dell'amanita falloide ( mi chiedo come un fungo così riconoscibile possa essere raccolto da alcuno) ,ma si appunta sul gruppo di pineroli o sanguigni o sul solitario porcino.Ed allora si scende a turno di sella mentre l'altro tiene le redini del cavallo alleggerito  e si riempe la sacca attaccata al pomolo.Ieri una buona raccolta di pevein,  o clitocybe nebularis , cominciano a spuntare….peccato,ora non più galoppo  onde evitare di portare a casa frullato di funghi…

 

FUNGHI

Più che mangiarli, i funghi amo cercarli ed ovviamente anche trovarli. Per quanto un buon piatto di tajarin coperto di sugo da cui affiorano sia tutt'altro che disprezzabile.Uscire di casa indossando stivali di gomma e con al braccio il cesto di vimini intrecciati ed entrare nel bosco.Ormai un tappeto di foglie umide che le giornate di sole non sono sufficenti ad asciugare, ricopre sentieri e sottobosco, da cui emergono erba ormai stanca, felci e rovi. Abbandonato il sentiero, ci si impiglia in essi , spesso ci sono rami da spezzare per aprirsi un passaggio, ci si aggrappa a l tronco di un alberello per risalire una riva erta.E si cammina con gli occhi che spazzano il terreno a 180° pronti a cogliere una cappella affiorante. Facile vedere le mazze di tamburo: spiccano bianche ed eteree sul lungo gambo come a chiamare il passante, una che rimanda all'altra come in una caccia al tesoro ( e per la cronaca sono ottime sulla griglia con un filo d'olio, aglio e prezzemolo). E poi colombine rosse, viola, verdi in infinite tonalità di tono, imbuti color tuorl d'uovo dei gallinacci che si rubano il posto come creste di gallo,pineroli ocra che spesso in un metro quadro riempiono il cesto, occhieggiando con il loro cappello viscido e lucente, sanaguisci dall'improbabile arancio.
Ma la soddisfazione maggiore resta il porcino…scorgerlo tra le foglie in cui si mimetizza, ora grande, ora come un bambino che sembra un minuscolo adulto, con la sua compattezza, la sua spugna verdastra talora che spsoa il colore con la cappella, la panciosità del gambo..una piccola perfezione della natura.

Nonno, raccontami una storia

Ieri mattina sono arrivate in  comune le ristampe  di "Nonno, raccontami una storia".


E' un libriccino di neanche 100 pagine, frutto del lavoro collettivo di Simona, Andrea, Christian, Riccardo, Andrea P., Edoardo e Francesco. Sono i bambini che frequentavano la scuola elementare del paese due anni fa, ed è stato uno sforzo non indifferente, che ha coinvolto in un modo o nell'altro molti abitanti di questo paesello di 186 anime.Una maestra e 7 bambini, una di quelle pluriclassi che forse domani non esisteranno più. Eppure la scuola costituisce un importante centro di aggregazione sociale, forse la didattica ne risente un poco, ma non ci sono solo da tenere in considerazione le materie scolastiche, ma anche i rapporti umani.


Ebbene, per tutto l'anno scolastico questi bambini hanno raccolto materiale, negli archivi della parrocchia e del comune,hanno visitato vecchie cascine, hanno intervistato le persone anziane del paese.Tutti i martedì pomeriggio "un nonno" era invitato a scuola e lì raccontava dei tempi andati, mentre su un banco occhieggiavano dolci e bibite che invariabilmente portava con sè a fare una piccola festa.La scuola è composta di 3 locali, 2 sono aule in cui a volte si sdoppiano il primo e secondo ciclo, il terzo è stato adattato a palestra anche se  generalmente i bambini preferiscono uscire fuori sul piazzale…macchine non ce ne sono mai.In breve la palestra è stata piena degli attrezzi agricoli e di vita quotidiana di ieri, di cui i nonni spiegavano l'uso ai bambini di oggi,e di foto sbiadite , un piccolo museo cui tutto il paese ha collaborato.


    "Questa mattina, come ormai da molti giorni, piove.


Un freddo venticello muove le fronde e la punta del maestoso pino che si innalza davanti alle finestre della suola.


La pioggia è come un velo di minutissime gocce compatte.


I campi con il terriccio fangoso e i prati ancora verdeggianti, sono attraversati da piccoli rivoli d'acqua.


Sotto la pioggia tutto il paese sembra nuovo:i tetti delle case,resi lucidi,sembrano risplendere, l'asfalto delle strade brilla come uno specchio.


La nebbia copre il paesaggio:nasconde la vallata intorno al paese e le cascine vicine.


Le cascine della frazione Rutte,poste sulla sommità di una collina, paiono sospese tra terra e cielo…


Il paese sembra addormentato:le persone frettolosamente rientrano nelle case riparandosi sotto gli ombrelli neri.


Si apre una porticina in legno: è la signora Lidia che butta tozzi di pane ai gatti randagi.


Ascolta: un miagolio, il suono delle campane, il rumore di una macchina, voci di persone in lontananza, gocce di pioggia che battono contro ivetri delle case.".


Questo è il brano che precede i racconti di Langa che i bambini hanno elaborato.


Ne sono orgogliosa: lo ha scritto  Simona, mia figlia, allora di 10 anni, la più grande, la sola di quinta.

spiegazione dovuta poi chiuso l’argomento

Credo di dovere qualche spiegazione,perlomeno a chi ha continuato a fare capolino nel mio blog a vedere se le persiane erano aperte. Stavo attraversando un periodo di stanchezza, il blog ewra diventato un impegno, già solo per rispondere ai commenti, come mi sentivo quasi obbligata a fare per educazione, ma questop mi portava, per la mia forma mentis a leggere innumerevoli post: non ho mai risposto ad un commento senza leggere i post cui andavo a riferirmi, nè ho mai saputo chiudermi in gruppo chiuso di contatti. E un nick ignoto prima di un commento richiedeva a mio avviso un approfondimento non contingente, per cui mi ritrovavo spesso come chi in un giorno di mercato incontra tante persone e si sofferma a scambiare parole che non significano nulla, mentre accanto passano amici che si salutano frettolosamente. Era anche uno di quei periodi "periodici" di polemiche e questa volta ne provavo un certo disgusto. E poi tanti impegni, scelte, esperienze premevano al di fuori della rete. Come nell'Alchimista di Cohelo è la vita che ha indicato. Una rottura dell'hard-disk, tanti files perduti, ogni indirizzo e-mail, e quasi contemporaneamente il furto del cellulare, con ogni numero testimone di un più stretto rapporto instaurato, smarrito con tutti gli altri. Attendi….sembrava significare. A pc riparato avrei potuto lasciare un post di saluto, ma ne ho visti così tanti… Meglio lasciare come Moirgana che le nebbie della linea temporale si chiudessero alle spalle e vivere le esperienze dell'isola senza guardarsi indietro. Avrei potuto chiudere il blog come hanno fatto e fanno molti, ma non sono capace di buttare se non le cose inutili, ma non rinnego affatto il blog, dovevo solo lasciarlo un po' lì. Ed ora l'argomento è chiuso e riprenderò a parlare di altre cose.

dalla finestra

Mi riaffaccio a questa finestra con un po di esitazione. Sono partita senza spiegazioni, senza lasciare recapiti. Non avevo voglia di saluti, non avevo voglia di trascinamenti. Si può tornare in un luogo, quando si è pronti a farlo, ma durante il viaggio non si deve guardare indietro e ci sono cose che non si possono portare con sè.
Ora mi riaffaccio e vedo giù  nella strada volti nuovi, forse passanti occasionali che non riconoscerò una seconda volta,forse volti che imparerò a conoscere. E riconosco volti noti, alcuni immutati, altri che ritrovo diversi