Archivi del mese: marzo 2007

niente mimosa, ma una donna

   ed invece della mimosa  retorica vi offro il link al blog di una donna che non ha bisogno dell'8 marzo, una donna che ha pianto molte lacrime  ma ha saputo asciugarle con forza, senza vittimismi, vivendo e facendo continuare qualcuno a vivere ed aiutando altri a vivere. Leggetelo dall'inizio.
                                   http://blog.alice.it/forever- young

Niente mimosa, grazie

Le associazioni femminili organizzano manifestazioni e convegni sulla condizione della donna, i fiorai vendono una grande quantità di mazzettini di mimose, a prezzi esorbitanti, i ristoratori vedranno i loro locali affollati,molte donne approfittano di questa giornata per uscire da sole con le amiche per concedersi una serata diversa, magari all'insegna della "trasgressione", che può assumere la forma di uno spettacolo di spogliarello maschile.Alla fine una fiera campionaria di retorica , anche di chi punta la lancia contro. E pensare che persino la genesi dell'8 marzo è strumentale e non accertata storicamente benchè relativamente recente, sia l'evento assurto a simbolo ,sia l'inizio della sua celebrazione. Già , non è accertato l'incendio della fabbrica di Cotton con 129 operaie richiuse all'interno, e riflettendoci ,visto che non erano tempi di assicurazioni contro gli incendi che vantaggio avrebbe avuto a dar fuoco ad una sua proprietà quando avrebbe potuto comodamente licenziare le operaie,in tempi in cui non c'erano tutele contro il licenziamento nè per donne nè per uomini?E l'incendio del 1911 di una fabbrica tessile che sembra invece accertato era casuale e lì invece gli operai erano sia donne che uomini che bambini.Ed è stato proposto l'8 marzo come simbolo delle donne da Clara Zetkin o da Rosa Luxembourg?
Ma non è contradditorio celebrare una festa che rivendica il diritto alla parità in realtà esaltando la diversità? Non è contradditorio il rinchiudersi in una categoria parlando di uguaglianza? E' lo scambio che unisce non la contrapposizione e forse i mazzetti di mimose sarebbe oggi più congruente offrirli agli uomini.

Lavori di stagione

E' stato indubbiamente un inverno anomalo dal punto di vista climatico e la primavera ormai è iniziata. Lo si vede dalla gemmazione degli alberi, dall'erba che è rinverdita e inizia a salire, dai fiori nelle aiuole: tenerezzza verde di tulipani spuntati dalla terra ,il rossastro dei primi getti delle rose e le esplosioni di giallo delle primule nei boschi, degli alberelli di forsithia che tendono nell''azzurro i rami che sembrano assorbire il calore del sole, delle giunchiglie dal capo timido.
E così quest'anno inizia in anticipo anche il lavoro, prima che diventi difficile rastrellare le foglie nell'erba dei noccioleti, prima che i rovi diventino un groviglio verde impenetrabile, prima che il verde macchi il marrone caldo dell'aratura.
E così nei giorni scorsi ho iniziato a passare le mie giornate fuori, con qualche puntata nella blogsfera magari all'ora di pranzo, mangiando un panino e bevendo una birra mentre almeno rispondevo alle mails, ai messaggi privati, senza tempo per scrivere, trascurando i commenti.
E sono soddisfatta. Amo vedere il risultato visivo del lavoro, amo la manualità,amo il costruire. E l'anticipo appunto della stagione mi permette di fare cose tralasciate per l'impellenza di altre.
Così ho già potato i noccioli, i rami e i tronchi più grossi in cataste ordinate da tagliare il prossimo autunno, il tappeto erboso nitido e mondo di foglie, macchiato qua e là dal cerchio scuro della bruciatura dei mucchi di foglie rastrellate. E ho già ripristinato i recinti elettrici , tra quindici giorni vi metterò i cavalli a pascolare, evitando così di usare diserbanti e risparrmiando fieno.E sono riuscita in un lavoro rimandato durante i miei dieci anni di vita contadina. C'era un pezzo, una riva, una piccola boscaglia sul confine con un mio vicino, le propaggini dei rovi che arrivavano a intrinsecarsi nei i rami dei noccioli più vicini, come lazi aerei gettati da mani invisibili. Mi ci sono voluti dieci giorni ma ho acquisito un nuovo panorama, vedo colline che non vedevo. Dovevo dar fuoco agli strati di anni di rovi cresciuti e seccati per riuscire poi a tagliare ciò che restava,e glia lberi selvatici che spuntavano qua e là aviluppati dai rovi stessi e poi rastrellare e bruciare nuovamente, alti mucchi .Sono difficili da bruciare i mucchi di rovi, come le sramature.Bisogna schiacciarli giù col forcone, in modo da compattarli e man mano mentre bruciano. Così bisogna stare vicino al fuoco, il fumo che fa tossire, il sudore che ti bagna la maglia, che ti fa bruciare gli occhi, qualche strinatura ai capelli a volte.Ma ho finito. E ieri è stato quasi riposante. Ho iniziato a pulire le aiuole, il cielo era di un azzurro intenso e il sole caldo, me lo godevo sulla pelle nuda delle braccia, anche se sembrano reduci da un incontro di lotta con un gatto selvatico per i graffi dei rovi,un lavoro tranquillo che mi ha permesso mentre lo facevo una lunga chiaccherata al telefono con un caro amico,anzi il mio più caro amico.Mi piace questo rapporto con lui in cui si può parlare quasi un'intera mattina senza noia, senza presenza eppure presenti, mentre ognuno continua a fare ciò che sta facendo. Beh ora vado a fare la spesa, venti chilometri per arrivare al supermercato ,intanto porterò un po' di foraggio…economico alla mia figlia maggiore che vive sì per conto suo,ma cui l'università non permette lavoro con grandi introiti e poi oggi preparerò i giardino, tirerò fuorui tavolo e sdie , taglierò la prima volta il prato e poi magari accenderò il forno per una pizza. La serenità della quotidianità.