Archivi del mese: giugno 2007

pioggia

ab2b23b4e4cd81053b109fea98d6f708.jpgStamani mi sono ritrovata a pronunciare una frase che una volta detta mi ha provocato un “oddio!” Accuditi gli animali sono andata a comprare il pane e poi come di abitudine, al bar a far colazione. E’ un’abitudine che ho mantenuta da altri luoghi, anche se qui significa andarci in auto, a cinque chilometri dal paese.Anche se inizialmente provocava qualche commento.Ma peraltro commenti e chiacchere l le provocavano parecchie cose.In un piccolo paese di langa è ancora vivo un certo tipo di mentalità contadina, in cui ci si cambia per poi ricambiarsi dopo dieci minuti per i cento metri dell’andare in negozio, in cui la casa è sempre perfettamente in ordine perché potrebbe venire qualcuno o se per caso stessi male, in cui quello è un lavoro da uomo e quell’altro da donna, in cui una moglie non assume iniziative…classica la frase…devo chiederlo a… Dopo dieci anni credo di essere diventata una figura femminile spersonalizzata…certo la battuta salace c’è sempre, ma piu’ che altro in tono cameratesco, ed è facile che al bar , avendo preso atto che ho una buona conoscenza meccanica per dei miei trascorsi, mi venga chiesto consiglio o consulenza sul decespugliatore che non prende i giri o sulla disponibilità a cambiare un cuscinetto della macchina per raccogliere nocciole.Tutto sommato mi rendo conto che si sono piu adattati gli altri a me che io agli altri.Ed una delle cose che mi ha sempre infastidito è sempre stata la lamentosità, il non dichiararsi mai soddisfatti. Eppure anche economicamente la campagna rende. Io non ne ho molta, ma solo le nocciole mi rendono piu che se facessi l’impiegata e calcolando il tempo dedicato in un anno non supera i quattro mesi. Se sono maggiormente impegnata è perché c’è del lavoro che potrei anche evitare,potrei dedicare meno spazio ai fiori, potrei non tenere i cavalli che co per altri pongono l’interrogativo ma cosa rendono, potrei chiamare un muratore un idraulico un elettricista quando ci sono da fare per cui altri li chiamano. Ma volevo parlare del modo di accettare le condizioni atmosferiche…se piove non va bene, se non piove lo stesso, se fa caldo non va bene se fa freddo egualmenet. E stamani ritrovarmi a dire…certo che sarebbe ora sarebbe ora smettesse di piovere mi ha in certo qual modo messo in crisi…ecco sto entrando nel meccanismo.Magari smetto di godere di quello che arriva, divento incapace di coglierne la bellezza. Poi ho ricordato ieri sera e mi è passato. Mentre stiravo in una delle due stanze che ho ricavato sotto nell’ex stalla ho sentito del rumore dai cavalli e sono andata a vedere. E tornando verso casa sono scivolata sul terreno sdrucciolevole, mi sono imbrattata di fango, gli abiti bagnati appiccicati alla pelle, le scarpe che facevano ciac ciac.Non volevo entrare in casa così gocciolante e ho iniziato a spogliarmi appena passato il cancello e la pioggia si è intensificata, scrosciante e sono rimasta a lasciarmi lavare, sferzante sul volto sul corpom sulla pelle nudai piedi che sentivano nudi l’erba del giardino. Finchè saprò godere totalmente di queste sensazioni, sinchè saprò fondermi con la pioggia o col sole sarò viva.