Archivi categoria: Religione e Spiritualità

AUGURI

Per tanti anni nella giornata odierna ho comprato un mazzo di rose, erano i fiori che mia madre amava maggiormente e i loro diversi colori scandivano le diverse ricorrenze. Ed il giorno del suo compleanno ancora oggi in quel luogo dove riposa trova lesue rose rosse.Non passo a trovarla l'anniversario della sua morte, nè il giorno dei morti ma il giorno della sua nascita non manca mai quel mazzo.
                                           


Oggi desidero regalare un mazzo di fiori anche ad un'altra persona.Non rose , ma fiori variopinti, che siano un arcobaleno di colori. E' anche lei una persona che è nel mio cuore, anche se non ci legano vincoli di famiglia, ma talvolta l'amicizia è ancora piu' profonda.

                                       

ad un’amica

 ieri avevi voglia di mare….

niente mimosa, ma una donna

   ed invece della mimosa  retorica vi offro il link al blog di una donna che non ha bisogno dell'8 marzo, una donna che ha pianto molte lacrime  ma ha saputo asciugarle con forza, senza vittimismi, vivendo e facendo continuare qualcuno a vivere ed aiutando altri a vivere. Leggetelo dall'inizio.
                                   http://blog.alice.it/forever- young

Niente mimosa, grazie

Le associazioni femminili organizzano manifestazioni e convegni sulla condizione della donna, i fiorai vendono una grande quantità di mazzettini di mimose, a prezzi esorbitanti, i ristoratori vedranno i loro locali affollati,molte donne approfittano di questa giornata per uscire da sole con le amiche per concedersi una serata diversa, magari all'insegna della "trasgressione", che può assumere la forma di uno spettacolo di spogliarello maschile.Alla fine una fiera campionaria di retorica , anche di chi punta la lancia contro. E pensare che persino la genesi dell'8 marzo è strumentale e non accertata storicamente benchè relativamente recente, sia l'evento assurto a simbolo ,sia l'inizio della sua celebrazione. Già , non è accertato l'incendio della fabbrica di Cotton con 129 operaie richiuse all'interno, e riflettendoci ,visto che non erano tempi di assicurazioni contro gli incendi che vantaggio avrebbe avuto a dar fuoco ad una sua proprietà quando avrebbe potuto comodamente licenziare le operaie,in tempi in cui non c'erano tutele contro il licenziamento nè per donne nè per uomini?E l'incendio del 1911 di una fabbrica tessile che sembra invece accertato era casuale e lì invece gli operai erano sia donne che uomini che bambini.Ed è stato proposto l'8 marzo come simbolo delle donne da Clara Zetkin o da Rosa Luxembourg?
Ma non è contradditorio celebrare una festa che rivendica il diritto alla parità in realtà esaltando la diversità? Non è contradditorio il rinchiudersi in una categoria parlando di uguaglianza? E' lo scambio che unisce non la contrapposizione e forse i mazzetti di mimose sarebbe oggi più congruente offrirli agli uomini.

Lavori di stagione

E' stato indubbiamente un inverno anomalo dal punto di vista climatico e la primavera ormai è iniziata. Lo si vede dalla gemmazione degli alberi, dall'erba che è rinverdita e inizia a salire, dai fiori nelle aiuole: tenerezzza verde di tulipani spuntati dalla terra ,il rossastro dei primi getti delle rose e le esplosioni di giallo delle primule nei boschi, degli alberelli di forsithia che tendono nell''azzurro i rami che sembrano assorbire il calore del sole, delle giunchiglie dal capo timido.
E così quest'anno inizia in anticipo anche il lavoro, prima che diventi difficile rastrellare le foglie nell'erba dei noccioleti, prima che i rovi diventino un groviglio verde impenetrabile, prima che il verde macchi il marrone caldo dell'aratura.
E così nei giorni scorsi ho iniziato a passare le mie giornate fuori, con qualche puntata nella blogsfera magari all'ora di pranzo, mangiando un panino e bevendo una birra mentre almeno rispondevo alle mails, ai messaggi privati, senza tempo per scrivere, trascurando i commenti.
E sono soddisfatta. Amo vedere il risultato visivo del lavoro, amo la manualità,amo il costruire. E l'anticipo appunto della stagione mi permette di fare cose tralasciate per l'impellenza di altre.
Così ho già potato i noccioli, i rami e i tronchi più grossi in cataste ordinate da tagliare il prossimo autunno, il tappeto erboso nitido e mondo di foglie, macchiato qua e là dal cerchio scuro della bruciatura dei mucchi di foglie rastrellate. E ho già ripristinato i recinti elettrici , tra quindici giorni vi metterò i cavalli a pascolare, evitando così di usare diserbanti e risparrmiando fieno.E sono riuscita in un lavoro rimandato durante i miei dieci anni di vita contadina. C'era un pezzo, una riva, una piccola boscaglia sul confine con un mio vicino, le propaggini dei rovi che arrivavano a intrinsecarsi nei i rami dei noccioli più vicini, come lazi aerei gettati da mani invisibili. Mi ci sono voluti dieci giorni ma ho acquisito un nuovo panorama, vedo colline che non vedevo. Dovevo dar fuoco agli strati di anni di rovi cresciuti e seccati per riuscire poi a tagliare ciò che restava,e glia lberi selvatici che spuntavano qua e là aviluppati dai rovi stessi e poi rastrellare e bruciare nuovamente, alti mucchi .Sono difficili da bruciare i mucchi di rovi, come le sramature.Bisogna schiacciarli giù col forcone, in modo da compattarli e man mano mentre bruciano. Così bisogna stare vicino al fuoco, il fumo che fa tossire, il sudore che ti bagna la maglia, che ti fa bruciare gli occhi, qualche strinatura ai capelli a volte.Ma ho finito. E ieri è stato quasi riposante. Ho iniziato a pulire le aiuole, il cielo era di un azzurro intenso e il sole caldo, me lo godevo sulla pelle nuda delle braccia, anche se sembrano reduci da un incontro di lotta con un gatto selvatico per i graffi dei rovi,un lavoro tranquillo che mi ha permesso mentre lo facevo una lunga chiaccherata al telefono con un caro amico,anzi il mio più caro amico.Mi piace questo rapporto con lui in cui si può parlare quasi un'intera mattina senza noia, senza presenza eppure presenti, mentre ognuno continua a fare ciò che sta facendo. Beh ora vado a fare la spesa, venti chilometri per arrivare al supermercato ,intanto porterò un po' di foraggio…economico alla mia figlia maggiore che vive sì per conto suo,ma cui l'università non permette lavoro con grandi introiti e poi oggi preparerò i giardino, tirerò fuorui tavolo e sdie , taglierò la prima volta il prato e poi magari accenderò il forno per una pizza. La serenità della quotidianità.

della dipendenza e del bisogno

Viviamo correlandoci agli altri e quindi i nostri atteggiamenti e il nostro modo di vedere noi stessi è a sua volta correlato all’immagine che agli altri mostriamo ed alla rappresentazione che gli altri hanno di noi.L’educazione,la cultura le esperienze emotive sia personali che storico ambientali ci portano quindi a rappresentarci in determinate modalità. .Sincerità,sensibilità.indipen denza sono i cavalli di battaglia con cui ci si si pone.Quando vengono ostentate le “qualità” opposte o comunque aspetti negarìtivi si tratta in realtà di una sfida che cmq fa parte del disegno per soddisfare il bisogno di essere accettati o esorcizzare la paura di non esserlo. Ho letto un post .L’esempio più calzante è quello del bambino.La sua dipendenza materiale automaticamente fa insorgere una dipendenza emotiva.In essa ci pare naturale,anzi ci porta, a soddisfare i suoi bisogni.Ma lo stesso bambino al tempo stesso che attua i meccanismi di mostrare la sua dipendenza per soddisfare i bisogni , al contempo progressivamente assume atteggiamenti di ribellione verso tale dipendenza…vuol fare da solo.La dipendenza emotiva marcia piu strettamente di paripasso con la dipendenza materiale.Forse è anche per questo che è più facile sia una donna a provare dipendenza emotiva,anhe come retaggio di una cultura passata come la struttura familiare dei secoli scorsi.Ma anche l’indipendenza ha alla base la stessa motivazione della dipendenza,ossia la soddisfazione di bisogni,da parte di altri o in modo autonomo.. E QUINDI ALLA FINE è CMQ UNA DIPENDENZA,LA DIPENDENZA DAL BISOGNO.forse l’unico modo di essere veramente indipendenti è accettare consapevolmente di essere bisognosi,vivere la dipendenza per vivere il suo opposto

la nudità del corpo

Il "Nudo seduto" è un'incisione di Rembrandt raffigura una donna sformata,nuda, con due piccoli seni a borsa e il ventre gonfio e cadente, seduta su una roccia.E' giudicata tecnicamente impeccabile,ma molti la trovano sgradevole.Ma è davvero così orribile? O è commovente? Se si osserva bene dà tutta una serie di informazioni umane,non contenute in modo esplicito nell'immagine,ma implicite in ciò che vi vediamo.I segni crenulati lasciati dalle calze,i muscoli delle braccia che suggeriscono un lavoro manuale,la pancia cadente che suggerisce tante gravidanze e a questo corpo appartiene un viso ancora fresco che ha adescato uomini in passato ed ancora può adescarne. Se fosse vestita non suggerirebbe lo stesso vissuto, la stessa stanchezza, la stessa desolazione.E' nella nudità che emerge veramente la donna, senza trucchi e senza orpelli,dopo i figli il lavoro e gli anni, e l'esperienza….quelli che si porta addosso sono i segni della vita.Forse è anche per questo che copriamo il corpo di abiti.Anche se tanti cercano negli occhi la verità di un essere, nell'espressione del volto,,,, è così facile indossare una maschera, mostrare ciò che si vuole appaia, controllare….ma il corpo nella sua nudità rivela di noi ma il corpo nella sua nudità rivela di noi molto più di quanto vogliamo, è indipendente,è sincero, nelle sue reazioni di tremore al freddo, di sudore al calore, alla paura, di secrezioni nel piacere,nel suo trasformarsi, nel suo decadere
                                

della bellezza assoluta

Si parla tanto di bellezza.Ma esiste la bellezza assoluta? Mi vengono in mente le Tre Grazie e in particolare quelle di Rubens 
                                    
e poi quelle rappresentate nella Primavera del Botticelli

                                        

Le tre grazie mi sono venute in mente proprio perché è facile fare dei raffronti, per le loro similitudini rappresentative nel tempo , vicine, due di fronte e la centrale voltata, nude o appena ricoperte di vesti leggere e trasparenti che più che nascondere accentuano la nudità.
E ciò che rappresentano sono la bellezza, la grazia, la leggiadria,la bellezza non toccata.da intense emozioni
E ricordando poi un affresco di Pompei,
                                        
n cui le tre fanciulle sono più simili al nostro concetto di bellezza femminile di quelle rappresentate da Rubens con le loro forme piene, diremmo oggi adipose, persino cellulitiche, simili a quelle di Raffaello
                                   
Ho riflettuto proprio sul concetto di assoluto e come sia dipendente da chi lo esprime e da chi lo recepisce.
E come può essere soggettivo ed al contempo oggettivo
Condizionato sia dalla cultura che dall'habitat storico sociale che dal punto di vista da cui viene considerato.
Così se ci riferiamo al concetto di bellezza femminile ci accorgiamo come è variabile nel tempo e dipendente da modelli che derivano da tutta una serie di condizionamenti ambientali, per cui la bellezza femminile sarà ben diversa anche a seconda della geografia e della società e del momento storico, per cui c'è un giudizio ed un gusto oggettivo indotto e uno soggettivo personale che si frammischiano intimamente.
E le stesse rappresentazioni sono diverse a seconda del modo di chi le guarda e di chi le guarda. L'artista o il cultore d'arte vedrà cose diverse, vedrà la tecnica, lo stile,l'anima al di là del pennello, darà un'interpretazione,eppure allo stesso tempo inconsapevolmente lo farà anche il casuale oseervatore.
In fondo è così per tutti, siamo uno nessuno e centomila, rappresentazioni diverse di noi stessi in relazione a coloro con cui veniamo in contatto. 

                             

circumnavigando Avalon

E’ dallo scorso maggio che non scrivo su questo blog. Un po’ ciò è stato dovuto a problemi che mi lasciavano poco tempo, in realtà avevo bisogno di esplorare altri lati di me stessa e così un’occasionalità su splinder ha portato allo sviluppo di un alro tipo di blog, ma alla fine è come se avessi circumnavigato l’isola di Avalon conoscendone anche le coste nascoste e riconoscendo quelle da cui sono partita.

MA VAFFAN…

E’ indubbiamente facile mentire, soprattutto è facile mentire a se stessi. Affrontare il proprio io interiore richiede fatica, richiede studio, spesso richiede dolore e sensazioni negative. La sincerità è come un esame, o si analizza la materia, la si fa propria, la si comprende oppure ci si affida al cosidetto culo, che nello specifico del mentire è unire la sincerità all’istintività, o meglio nell’ostentarle, ma ogni qualvolta qualcuno mi parla della propria sincerità e della propria istintività, mi sovviene quel tipo di indovinelli dove ci sono tot persone, alcune dicono sempre la verità, altre mentono sempre.Qual’è la soluzione se uno dice questa è la porta dell’inferno e l’altro questa è la porta del paradiso ed ambedue dicono io dico sempre la verità ?.Ovviamente sincerità ed istintività non possono che andare di pari passo con la sensitività e se per caso tu misero essere che usa la razionalità, che tiene in allenamento le sinapsi chiedendosi il perchè delle cose, cercando di vedere cosa c’è dietro , chiedi lumi, ti viene invariabilmente risposto…se non lo capisci da solo non te lo posso spiegare.Io sento.Tu ragioni troppo. Ebbene,io misero essere sono fatta di un corpo di uno spirito e di una mente e non devo e non posso rinnegare nessuna delle tre cose.Devo ascoltarmi e non posso ascolre solo una parte .Sarebbe come tagliarsi una gamba e pretendere di correre i 100 metri in 9.74. Io corro e ascolto il mio corpo e ascolto la mia mente e ascolto la mia emozione e non posso farlo senza uno o senza l’altra.p.s. questo è specificatamente per chi non sa che l’arcobaleno è un fenomeno di rifrazione della luce. E’ bello ed emoziona, è un attimofuggente, ma ha una spiegazione razionale e non si può ignorare.